Baustelle, “Fantasma” Tour 25 Febbraio 2013, Teatro degli Arcimboldi, Milano
"Io questo senso del tempo che scorre non lo avverto così tanto" mi dice un’amica sulla
strada verso il teatro.
"Non lo si avverte mai. Poi un giorno ti trovi ad ascoltare "Il futuro" ed avere in mente un volto.E cominci a capire cos’è, il tempo".
Il tempo stringe. E i Baustelle se ne accorgono. Non è più tempo di schitarrate, canzoni di
adolescenze e rivoluzioni. O forse, son tutti diventati ricordi, perché “il passato adesso è
piccolo, ma so' ricordarmelo”. Ormai “hanno fatto la spesa e ricordi col tempo”, e sono sul
palco più adulti, più tristi direbbe qualcuno. Semplicemente, direi, ancora più veri.
Con Fantasma Francesco Bianconi ha realizzato una vera e propria opera d’arte, e vederli
sul palco circondati dall’Ensemble Orchestra (diretta da Enrico Gabrielli) che accompagna
l’apertura del sipario con i titoli di testa dell’album è una gioia per gli occhi, le orecchie e
soprattutto il cuore. “Da oggi è probabile che ciò che siamo stati non saremo più”, canta la
consapevole voce di Francesco; forse nel pubblico c’è qualche deluso dal grande
cambiamento del nuovo album, forse qualcuno non apprezza gli archi, i frammezzi musicali,
forse qualcuno non vede l’ora che giunga la fine con i piccoli grandi successi come “Charlie fa
surf”; ma dagli applausi che accompagnano la voce di Rachele Bastreghi si intuisce che forse
qualcuno apprezza. La prima parte del concerto è qualcosa di indescrivibile: “Il futuro”,
“Nessuno” e “Il finale” obbligano il pubblico ad un silenzio che non è il non aver niente da dire
o da cantare, ma è quel silenzio di avere tutto da ascoltare: raccontano storie, ed ognuno nel
pubblico ha negli occhi un volto quando il teatro si riempie di “non ho amato mai nessuno
tranne te”. E nel silenzio, il trio si ritira; dopo una breve pausa, di ritorno sul palco Francesco
scherza sull’attesa dei risultati delle elezioni e poi annuncia: “Ora inizia la seconda parte del
concerto, quella anche per noi emotivamente meno provante, quella in cui il nostro animo da
ragazzi di campagna emerge di più.” E attaccano con “Cristina”, “Contà l’inverni”, “Maya”.
Francesco prende il microfono: “La canzone più bella che sia mai stata scritta sul tempo è di
Leo Ferrè. Eccola”. E ci regalano un duetto sulle note di “Col tempo”, le luci che avvolgono il
palco. Il pubblico fin ora silenzioso canta con loro “La morte (non esiste più)”, singolo estratto
dall’album. E si continua a cantare quando i Baustelle lasciano spazio ai vecchi successi
come “Corvo Joe” e “Alfredo”. Con “L’aeroplano” Francesco e Rachele si fondono,
nuovamente, alla perfezione. La voce di Rachele è però la vera punta di diamante della
serata; con “Monumentale” e “La natura” conquista definitivamente il pubblico e con
“Radioattività”, le bianche luci puntate su di lei e Bianconi che l’accompagna alla chitarra,
chiude il concerto così come l’album. Sui titoli di coda se ne vanno, il palco vuoto per lunghi
minuti, e poi di nuovo fuori. Qualcuno chiede la “Canzone della rivoluzione”, visto il giorno di
seggi elettorali. Francesco ride, e risponde con “Charlie fa surf”, rivisitata per l’occasione con
l’orchestra e “La guerra è finita”, cantata da un pubblico non solo di giovani.
E con “Andarsene così” la serata finisce, il pubblico in piedi per diversi minuti; i Baustelle si
inchinano e ricevono il ringraziamento per una serata diversa, un concerto forse inaspettato
ma da molti atteso.
Se ne vedono pochi, oggi, di autori capaci di raccontare ancora storie. Bianconi sa' farlo, e
affida alcune delle più belle alla voce di Rachele, una voce capace di conquistare anche i più
antichi scettici nei suoi confronti, che stasera han potuto finalmente sciogliere ogni dubbio.
Raccontare storie: hanno cominciato da adolescenze di doglie blu, hanno continuato con
estati di probabili canicole e rivoluzioni, sono oggi qui a ricordare tutto con quella nostalgia
e quel briciolo di amaro perché “col tempo sai, col tempo tutto se ne va”. Ma la voce di
Rachele sa ricordarcelo, forse inaspettatamente in un album come questo: “Bisogna avere
fede, esplorare ogni spazio siderale (…) così ti stringo forte, cerco il bene nell’orrore e
l’eterno nell’età”. Il tempo passa, certo; ma in ogni età, dentro ogni sussidiario illustrato della
giovinezza, dentro ogni racconto di malavita, i Baustelle ci ricordano di cercare, di nuovo,
l’eterno.
Elisa Zocchi
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