ArezzoWaveWinter + Carl Barat @MillelireClub - 1°dicembre 2012

Come preventivato con sommi calcoli esponenziali, intersecando tangenti e diagrammi di Venn, sabato1° dicembre ci siamo regalati una serata con un’unica e imponente protagonista: la musica live.
Arezzo Wave Winter 2012 e, a seguire, live acustico più dj set di Carl Barat al Millelire Club,  sempre ad Arezzo.
Cappotti, cappelli e sciarpe non hanno minimamente intaccato lo spirito, il coinvolgimento e la genuinità dell’Arezzo Wave, nonostante l’abitudine nel frequentarlo in agosto con le spalle abbronzate  ed i pantaloncini corti.
Siamo arrivati in tempo per vedere, sul palco, tre artisti:
Honeybirds and The Birdies - credits: Simone Scotti
Honeybirds and the Birdies: gruppo multietnico formato da frontwoman Losangelessiana italianizzata, batterista-chitarrista catanese e bassista torinese. Dal 2007 salgono sul palco coloratissimi con ukukele, percussioni e basso: energici, divertenti e socialmente impegnati, toccando temi importanti nelle loro canzoni (cantate in inglese) come il genocidio di Perejil nella Repubblica Domenicana , il problema dei rifiuti e del riciclaggio. Ci hanno fatto ballare un bel po': sweet like honey and quirky likebirds!
Niccolò Fabi, Roberto Angelini e Piercortese: live acustico di voce e chitarre, e che chitarre, interrotte soltanto da qualche stratagemma elettronico guidato da un mini tablet.
Niccolò Fabi è carismatico e ha negli occhi e nel timbro della voce l’esperienza, la vita ed il malinconico dolore capace di toccarti, accarezzarti e trascinarti via, lontano, per tutta la durata dell’esibizione.
Niccolò Fabi - credits: Simone Scotti
Roberto Angelini - Credits: Simone Scotti
Angelini accarezza una weissernborn appoggiata orizzontalmente sulle ginocchia con un suono fortemente blues che si amalgama perfettamente alla dobro imbracciata da Fabi. I brani che ci hanno regalato provenivano soprattutto dall’ultimo album, “Ecco” uscito il 9 ottobre scorso per Universal ; qualche pezzo amarcord come Vento d’estate e  Costruire ci hanno riportato indietro di diversi anni, quando partire per l’Arezzo Wave aveva lo stesso sapore e le stesse aspettative magiche di un viaggio per Woodstoock.
Dewolff - credits Simone Scotti

Dewolff - credits Simone Scotti
Dewolff - credits Simone Scotti

Dewolff: tre biondissimi giovani olandesi con le facce più angeliche e 'porcellaniche' che abbia mai visto dopo gli Hanson ed i loro mmmbop. Suonano insieme dal 2007 Pablo van de Poel, suo fratello Luka van de Poel e Robin Piso e si stanno facendo strada sui più grandi palchi europei e non. Il motivo? Bè, è sufficiente ascoltarli ( e vederli): carica vintage rock’n’roll, di quello psichedelico e dannato. L’hammond rende l’atmosfera surreale  e immaginifica mentre la chitarra elettrica del front(young)man svirgola, si distorce e crea sensuali e colorati ricami. Energia, bellezza e corna al cielo: it’s rock’n’roll baby. Senza grandi aspettative ci siamo ritrovati davanti ad una delle più belle esibizioni live viste quest’anno.  Nel 2011 sono usciti con l’album “Orchards/Lupine” ; io vi consiglio di ascoltarlo,  alla fine lo metterete insieme a quelli dei Tame Impala e, mi sbilancio, dei Led Zeppelin.
Carl Barat - photo by Simone Scotti


A mezzanotte puntale, come Miss. Cenerentola insegna, ci siamo diretti verso il Millelire club dove Carl Barat ci aspettava. Tre quarti d’ora di fila per entrare ( e noi ‘anziani’ non siamo più abituati a queste cose), ma ne è valsa totalmente la pena.
Carl Barat - photo by Simone Scotti
Carl Barat - photo by Simone Scotti
Carl ci ha regalato un’ora di live acustico solo voce, chitarra, sigarette e rum scuro liscio. Pezzi suoi dell’ultimo (2010) omonimo album, e pezzi storici dei Libertines, da Don’t look back into the sun, a What Kate did, a Can’t stand my now. Ruvido, sporco ed ammaliante, immerso in un alone di beat Londinese, di nebbia fumosamente leggera Parigina (non soltanto in senso figurato), di stile e di mod che, insieme a Pete Doherty, a noi fan di vecchia data, ci ha fatto sognare ed innamorare più di una volta.  Un paio di bis e la conclusione del live con The man who would be king: il mio pezzo preferito. A seguire, abbracci sentiti e un dj set con una serie di pezzi indie rock, essenzialmente brit, che ci ha accompagnato fino alle 5 del mattino.
Si torna a casa con l’alba riflessa nello specchietto retrovisore: stanchi, assonnati ma con tanta adrenalina e bellezza negli occhi, nelle orecchie e nel cuore. Grazie Arezzo.
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