Infine uscimmo a rivedere i Baustelle.
Articolo e foto di Matteo Barni.
La notte del 16 aprile si è consumata la tappa fiorentina dei Baustelle, aperti da Francesco di Leo. I Bau arrivano diretti sul piccolo palco dell’Obi Hall con pochi fronzoli e con il loro ormai leggendario cipiglio statuario: Francesco Bianconi con i baffetti da Sgt. Pepper, indossa una delle sue camicie sixties con il fiocco al collo su un completo nero e stivaletti marroni scamosciati; la bellissima Rachele Bastreghi ha il classico cappello a tesa larga che accompagna dei pantaloni con una tigre cinese sulla gamba sinistra e dei tacchi, neri pure quelli; l’imprendibile Claudio Brasini è completamente vestito di nero come la Gibson Les Paul che imbraccia. Era dal 2013 che non li vedevo in concerto e da allora sono cambiate molte cose, prima fra tutti l’orchestra, che è stata sostituita da sintetizzatori. Ad accompagnarli i musicisti dell’ultima tournè e degli ultimi dischi: Ettore Bianconi (elettronica e tastiere), Sebastiano de Gennaro (batteria e percussioni), Alessandro Maiorino (basso), Diego Palazzo (Tastiere) e Andrea Faccioli (chitarre).
Il pubblico è mediamente composto da quelli che sembrano spettatori della prima ora e da giovani che si sono avvicinati alla band di Montepulciano sull’onda dell’indie italiano, probabilmente senza sapere che i cervelli e le mani che hanno davanti non sono per nienteparagonabili al resto del panorama musicale italiano. L’apertura del concerto è affidata a “Violenza”, strumentale per rompere il ghiaccio e già al primo posto nella tracklist dell’ultimo lavoro in studio “L’Amore e la Violenza Vol2”. Dopo tre canzoni la paroxetina (cit.) si fa sentire insieme al caldo, così Bianconi inizia a spogliarsi e sembra distendersi, toglie le mani dalle tasche posteriori e inizia ad interpretare le canzoni anche con i gesti: spesso con il dito indice rivolto verso l’alto come un Platone Pop, o con le braccia distese ed i palmi aperti come una modella. A vederlo cantare in coppia con Rachele, l’uno accanto all’altra,sembra di avere davanti le due silhouette disegnate sulla copertina del loro secondo disco “La Moda del Lento”. Come da tradizione la prima parte del concerto è dedicata alla presentazione delle nuove canzoni, creando una condensazione perfetta che unisce gli ultimi due lavori in studio, che poi sono uno solo. Guardiamo la realtà: l’impressione appena uscito il Vol2 era che fosse una mera operazione commerciale con pezzi fin troppo facili scartati dal Vol1 ma poi (come spesso succede quando abbiamo a che fare con i Baustelle) dopo il terzo ascolto capisci il valore delle parole e della musica e finisci col pensareche l’ultimo disco uscito sia il loro migliore. Fino al prossimo.
“Ciao, come va? È bello essere a Firenze: siamo quasi a casa” sono le prime parole che Bianconi rivolge al pubblico. Amanda e Veronica sono le sorelle bizzose che non si parlano e fanno la stessa strada sui due lati diversi del marciapiede, quindi in scaletta arrivano una dietro l’altra, dirompenti. È tutto negli standard baustelliani, forse leggermente sottotono a causa del pubblico, che nonostante in media sia giovane è attento e composto e solamente le prime file azzardano un leggero pogo. La band suona bene e la voce di Bianconi non è mai stata migliore. Si sente odore di erba, ed è il posto giusto perché si sa che fa male se la fumi senza stile.Sugli spalti stanno tutti seduti come a teatro. La prima vera scossa arriva con la canzone che si chiama “Il Vangelo di Giovanni” che con il suo “Io non ho più voglia di ascoltare questa musica leggera, meglio sparire nel mistero del colore delle cose” si lega bene alla contemporanea “Tazebao” che la segue nella setlist.Subito dopo arriva “Baby” che nel testo è pregna di citazioni da Perfect Day di Lou Reed e la prima parte del concerto si conclude su “La vita” tratta dal Vol1 e che sia dal vivo che in studio ha uno dei migliori bridge prodotti in Italia negli ultimi anni.
“Ma adesso basta, le canzoni d’amore ci hanno rotto il cazzo, parliamo d’altro” dice Bianconi ed inaspettatamente arriva “Nessuno” per un arrangiamento voce e synt che fa venire una pelle d’oca che ci accompagnerà fino a casa. Alla fine del pezzo prendiamo la Delorean e per volare indietro fino a dieci anni fa, nel 2008, ad Amen ed a “Il Liberismo ha i giorni contati” eseguita tale e quale all’originale: è una scarica di adrenalina ed il pubblico salta e balla, insomma ringrazia. “Monumentale” in un vestito quasi acustico non ha il riff che conosciamo dal disco (Fantasma) e questo la fa risultare più intima e l’arrangiamento è notevole. Quasi senza accorgersene si continua a fare grandi passi indietro nel tempo ed una sirena venuta dal nulla si trasforma nelle chitarredistorte, introduzione a “I Provinciali” da La Malavita (anno di grazia 2006) e pure le tende del teatro sussultano. La chiusura della scaletta è affidata a “Gomma” che nonostante la prima strofa sia arrangiata per voci e chitarra (a volume talmente basso da farla sembrare quasi a cappella) non perde il tiro originale ed è molto apprezzata dal pubblico in sala.
L’interruzione è brevissima e prima di attaccare con la cover di “Valentina” dei Diaframma, il Bianconi ci parla per l’ultima volta della serata “Anche noi quando abbiamo iniziato a suonare avevamo dei punti di riferimento, Federico Fiumani era uno di questi”. Questo ci ricorda anche che la scritta Baustelle che campeggia nivea dietro i musicisti è un omaggio alla loro band preferita: i Pulp.
La coda del concerto è affidata alla struggente “La Guerra è Finita” ed alla sempre più crudele “Canzone del Riformatorio” in una veste insolitamente molto rock con un elegantissimo Brasinidietro ad una Gibson Flying V bianca. Sono pezzi che tirano e di nuovo ci fanno capire che l’amore e la violenza ci sono sempre stati.
Dopo il tour nei teatri è bello vederli nuovamente da vicino in club più piccoli, e lo spettacolo messo in scena è di altissimo livello e dimostra oltre al grande affiatamento fra i membri della band ed i musicisti che li accompagnano anche la grandezza del gruppo e la coerente evoluzione artistica che li ha accompagnati facendone una delle band migliori del panorama italiano ed europeo.
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