Non solo Kooks - 27/10 Alcatraz Milano
27 ottobre 2011.
Si aspettava questa data da tempo, nel mondo indie milanese (o meglio Italiano) i Kooks tornano nel Bel Paese, dopo più di 2 anni di assenza: 2 anni di grandi successi e di un nuovo album, Junk Of The Heart.
Sono le 20.30 quando l'atmosfera da Gypsy si da decisamente più Rock, con l'arrivo dei Morning Parade, già noti per il successo all'I-Day 2011. Attaccano subito con il nuovo successo, Close to Your Heart, e nonostante il pubblico sia palesemente li per i Kooks (che ogni tanto fanno capolino dalle quinte, subito notati dalle prime file di ragazzine strillanti), non disprezza di pogare un pò scaldando decisamente l'atmosfera, che già di suo è calda abbastanza. Tra tastiere e chitarre, i 5 bellocci dell'Essex continuano con pezzi nuovi e meno nuovi, tra cui le splendide Us&Ourselvers e A&E, fino a giungere a Under The Star, pezzo che li ha consacrati sulla scena britannica e continentale. Il pubblico vuole i Kooks,
e non è eccessivamente gentile con l'ultima canzone dei Morning; a mio parere però meritano, e ne risentiremo parlare con l'uscita del primo atteso album. (e qui apro la mia parentesi: conoscere i Morning Parade e sorseggiare la mia birretta a fondo locale chiaccherando con loro dell'I-Day e di come gli vanno le cose è stato decisamente il pezzo forte della mia serata!)
Sono le 21.30, le luci si spengono per la seconda volta, la folla comincia a urlare e sul palco salgono finalmente Luke Pritchard e compagni. In un gioco di luci notevole attaccano con Is It Me?, e da qui in poi è storia a cui i fan sono abituati: Luke domina il palco, passeggia da una parte all'altra, si avvicina al pubblico e manda tutti in delirio. Si passa a successi come Sofa Song e Matchbox, che tutti cantano a squarciagola, per arrivare a nuovi successi come Rosie e Eskimo Kiss, successi dal nuovo album che tutti aspettavano. Da ricordare è sempre e comunque la storica "She moves in her own way", su cui la voce del pubblico quasi sostituisce quella di Luke. Dopo la carica data da You don't love me, cala un attimo di silenzio e il bell'inglese sale sulla pedana appositamente allestita per regalare al pubblico una acustic version della amatissima e attesissima Seaside, cantata senza esitazioni da tutto il locale: in fondo al locale le coppie non riescono a non ballare, mentre le luci concentrate solo su Luke e la sua chitarra creano l'atmosfera che pian piano conduce verso Tick of Time, per poi ritornare alla "tranquillità" di See the Sun. Sempre più successo di pubblico su How'd you like that e Mr Nice Guy, per non parlare delle attesissime Ooh La e Shine On. Ma è con 5 minuti di Do You Wanna che i Kooks salutano il palco dell' Alcatraz, totalmente conquistato dalla presenza di Luke, la vera stella che, sapendo di esserlo, regala passeggiate da un angolo all altro del palco, per poi sparire dietro le quinte. Ovviamente dopo meno di 5 minuti di assenza, i Kooks tornano sul palco per regalare le tre perle che tutti aspettavano: The Saboteur, Junk of The Heart e l'intramontabile successo che li ha portati dove sono: Naive.
Il pubblico è in estasi, e uscendo i commenti sono solamente positivi. I Kooks non hanno deluso, i Molotov Jukebox sono stati una piacevole scoperta e i Morning Parade hanno ancora una volta spaccato il pubblico a metà, tra chi li ama e chi li eviterebbe volentieri; ma uscendo dall'Alcatraz aspettano il pubblico per firmare autografi e farsi fotografare con i fan (tra cui ovviamente la sottoscritta, che vanta autografi e finto tatuaggio disegnatole sul braccio da Ben). Qualche fortunato riesce anche ad incontrare i Kooks, a quanto pare da i commenti che girano per il Web nei giorni successivi all'epica serata. I Kooks li ha consacrati e consegnati al grande pubblico interbnet e il Web; consegna che non gli ha fatto perdere quello stile che li contraddistingue dai primi agli ultimi, grandiosi, successi.
Si aspettava questa data da tempo, nel mondo indie milanese (o meglio Italiano) i Kooks tornano nel Bel Paese, dopo più di 2 anni di assenza: 2 anni di grandi successi e di un nuovo album, Junk Of The Heart.
Sono le 18 quando la coda, fuori dall'Alcatraz, comincia a farsi consistente. E a giudicare dalla quantità di capelli ricci, camicie a quadri e fascette nei capelli, sono decisamente nel posto giusto.
Alle 19 le porte si aprono, e sotto al palco comincia ad esserci fermento di giovani (sempre più giovani, ahimè). La nebbia avvolge il locale, le luci calano. Improvvisamente salgono sul palco 5 bei londinesi in camicia e bretelle ed una fanciulla con la sua fisarmonica: i Molotov Jukebox cominciano a suonare, e la curiosità diventa esaltazione. Il pubblico è ancora poco, ma non si riesce a non ballare al ritmo della tromba di Angus Moncrieff e della fisarmonica di Natalia Tena (che, come testimoniano i commenti degli uomini presenti, si fa notare non solo per il talento musicale); vedere Sam Apley scatenarsi al violino e ballare con Tom Wilson al basso poi, soddisfa i desideri ormonali delle ragazzine in sala.
Sono le 20.30 quando l'atmosfera da Gypsy si da decisamente più Rock, con l'arrivo dei Morning Parade, già noti per il successo all'I-Day 2011. Attaccano subito con il nuovo successo, Close to Your Heart, e nonostante il pubblico sia palesemente li per i Kooks (che ogni tanto fanno capolino dalle quinte, subito notati dalle prime file di ragazzine strillanti), non disprezza di pogare un pò scaldando decisamente l'atmosfera, che già di suo è calda abbastanza. Tra tastiere e chitarre, i 5 bellocci dell'Essex continuano con pezzi nuovi e meno nuovi, tra cui le splendide Us&Ourselvers e A&E, fino a giungere a Under The Star, pezzo che li ha consacrati sulla scena britannica e continentale. Il pubblico vuole i Kooks,
e non è eccessivamente gentile con l'ultima canzone dei Morning; a mio parere però meritano, e ne risentiremo parlare con l'uscita del primo atteso album. (e qui apro la mia parentesi: conoscere i Morning Parade e sorseggiare la mia birretta a fondo locale chiaccherando con loro dell'I-Day e di come gli vanno le cose è stato decisamente il pezzo forte della mia serata!)
Il pubblico è in estasi, e uscendo i commenti sono solamente positivi. I Kooks non hanno deluso, i Molotov Jukebox sono stati una piacevole scoperta e i Morning Parade hanno ancora una volta spaccato il pubblico a metà, tra chi li ama e chi li eviterebbe volentieri; ma uscendo dall'Alcatraz aspettano il pubblico per firmare autografi e farsi fotografare con i fan (tra cui ovviamente la sottoscritta, che vanta autografi e finto tatuaggio disegnatole sul braccio da Ben). Qualche fortunato riesce anche ad incontrare i Kooks, a quanto pare da i commenti che girano per il Web nei giorni successivi all'epica serata. I Kooks li ha consacrati e consegnati al grande pubblico interbnet e il Web; consegna che non gli ha fatto perdere quello stile che li contraddistingue dai primi agli ultimi, grandiosi, successi.
ELISA Z.
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