Bob Dylan & Mark Knopfler - Firenze
Per gentile concessione di Edoardo Semmola ecco a voi la recensione di uno dei più importanti concerti dell'anno!
data: 11/11/11
Mandela Forum - Firenze
CI VEDO DOPPIO
data: 11/11/11
Mandela Forum - Firenze
CI VEDO DOPPIO
Delicato e pulito, ovviamente senza plettro, un solo pedale e niente effetti, naturale come una folata di vento: Mark Knopfler è ancora uno di quegli esempi di virtuosismo vivente della chitarra, di purezza ed essenzialità, come ce ne sono pochi al mondo. Ma allora, vien da chiedersi, perché salire sul palco del Mandela Forum, venerdì scorso – per quel concerto-evento con Bob Dylan dalle caratteristiche uniche nella storia, almeno di quella fiorentina – con una band prepotentemente folk, due flauti e
fisarmonica, imbastendo divagazioni irish e arrangiamenti ballad per più di metà concerto?
È vero che molti rocker, quando invecchiano, ritornano al folk… un po’ come i nostri nonni quando, non avendo più nulla da fare per via della pensione, si mettono a raccontarti le storie di guerra. Però suona strano, in tutti i sensi, questo radicale cambio di rotta. Suonavano da dio, si capisce, Knopfler e i suoi. E alla fine il risultato è stato comunque godibile, pienamente soddisfacente. Soprattutto nel pre-finale del primo set quando hanno eseguito Brothers in Arms, da brividi, per riconsegnarci alla memoria i Dire Straits di un quarto di secolo fa. Ma quando ci si trova di fronte ad artisti di questa portata, è lecito non accontentarsi e chiedersi il perché di certe scelte artistiche e porsi delle domande.
Non fai nemmeno a tempo a portele, queste domande, che arriva la pausa. Mezzora di pausa e cambio palco e line-up. Niente sigaretta sennò c’era il rischio che ti soffiassero via il posto. Getti lo sguardo sulla platea e vedi i circa seimila spettatori del Mandela che sono rimasti lì, stipati, in alcuni punti come sardine, ad aspettare Dylan. Dal mormorio si capisce che quasi tutti stanno aspettando Bob Dylan e che Knopfler sì, è piaciuto, ma è sembrato essere poco più di un piacevole antipasto. Ma è normale: quando sai che stai per vedere Dio, non c’è niente da fare, ti sorbisci anche mezzora di stiva di carico in silenzio e aspetti.
fisarmonica, imbastendo divagazioni irish e arrangiamenti ballad per più di metà concerto?
È vero che molti rocker, quando invecchiano, ritornano al folk… un po’ come i nostri nonni quando, non avendo più nulla da fare per via della pensione, si mettono a raccontarti le storie di guerra. Però suona strano, in tutti i sensi, questo radicale cambio di rotta. Suonavano da dio, si capisce, Knopfler e i suoi. E alla fine il risultato è stato comunque godibile, pienamente soddisfacente. Soprattutto nel pre-finale del primo set quando hanno eseguito Brothers in Arms, da brividi, per riconsegnarci alla memoria i Dire Straits di un quarto di secolo fa. Ma quando ci si trova di fronte ad artisti di questa portata, è lecito non accontentarsi e chiedersi il perché di certe scelte artistiche e porsi delle domande.
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