Mando Diao
Vi è mai capitato di essere in macchina, in un negozio, o da qualsiasi altra parte e di sentire un brano…e che poi quel brano vi
rimbalzi da una parte all’altra del cervello la sera stessa e la mattina seguente quando vi alzate, mentre vi fumate la vostra sigaretta nella pausa caffè, o sotto la doccia? Ecco, a me capita di tanto in tanto tanto, ed il 99 percento delle volte non faccio mai in tempo a capire chi è l’artefice di quel motivetto così tanto “odioso” ,ridondante e morbosamente attaccato al mio sistema mnemonico.Ecco però che grazie ad un po’ di intuito musicale, due o tre parole di testo messe insieme e…grazie soprattutto al santo motore di ricerca Google, dopo qualche giorno viene fuori il nome del colpevole.
A me in testa qualche mese fa è rimasto un gran bel refrain: “ I fallin in love with your favorite song,…i wanna dance with somebody, dance, dance, dance…”, (che poi tradotto è una grande e sempreverde verità!). Le dita sulla tastiera, qualche pagina web in successione…MANDO DIAO.
La prima cosa che mi salta agli occhi è che non è proprio che abbia scoperto l’acqua calda come si suol dire; questo quintetto Svedese suona infatti dal 1995, anche se è arrivato al grande pubblico (almeno tra i fiordi Svedesi) nel 2002 grazie al singolo Motown Blood.
Da quel momento i Mando Diao hanno registrato 5 album; se vi capita di ascoltare pezzi di Hurricane Bar (2004- pubblicato in 3 edizioni diverse per UK , Europa e Giappone) vi troverete a fare i conti con un rock “duro”, sporco in senso vintage, poco pretenzioso ed essenziale. “Sheep dog” ne è la dimostrazione : a primo ascolto sembra un pezzo improvvisato, messo su in poche ore, magari da un gruppetto di ragazzi chiusi a strimpellare i propri strumenti in un vecchio e affollato garage, per sfuggire alla para-noia della pioggia battente (o forse della neve verso la provenienza); almeno, questa è stata la mia impressione. Il pezzo è forte però, ha appeal, è crudo, essenziale, ma efficace.
Nel 2006 danno luce, musica e voce al terzo album “Ode to ochrasy” , sempre fedeli alla ruvidità r’n’r ma con qualche tocco di melodia (passatemi il termine), di armonicità, di calcolatezza radiofonica (ri –passatemi anche questo!) in più.
“TV&Me” ha un intro malinconica e struggente, che trova sfogo dopo alcuni secondi in un rullare di batteria ed in un ritornello ritmato, ripetuto quasi a filastrocca, una filastrocca molto British. Personalmente adoro il “coro” finale che accompagna la voce, crea una bella atmosfera, molto British pure quella. (Ma non erano norvegesi???)
Nel 2007 arriva “Never seen the light of day” , presentato dal singolo "If I don't live today, then I might be here tomorrow", che vi consiglio spassionatamente di ascoltare nella versione acustiche: manca la potenza, il ritmo ed il jazz del basso, pezzo forte del brano, ma in compenso ci son delle belle chitarre arpeggiate.
Ho sentito per la prima volta in assoluto quel brano oscillando da una parte all’altra sotto il palco dell’Italia Wave Love Festival a Firenze (ebbene si, per UNA volta anche Firenze ha avuto un festival degno di nota…e scusate la sottile vena polemica), ammaliata dal calore della voce e dal folle fascino di Björn Dixgärd e concentrata nel ricordare quel nome così strano per una band che fino a quel momento non avevo mai avuto il piacere di ascoltare.
“Google suggerisce il risultato della ricerca, nome artista: MANDO DIAO”. Sorrido.
E
cco chi era quella voce, ecco da chi veniva quel ritmo sincopato, quella tensione, quell’energia, quella voglia di “Dance, Dance, Dance”.
Nel 2009 è uscito infatti Give me Fire, anticipato dalla mia tanto nevroticamente ricordata “ Dance with somebody”. Devo dirvi la verità, all’inizio avrei scommesso che si trattasse dei Franz Ferdinad: voce, melodia e mood sono molto simili. Ma facciamo finta di non conoscerlo ____________ ! Il pezzo funziona, è piacevole, e poi a me le chitarre in levare fanno impazzire.L’album, di per se, è poco pretenzioso e rispetto ai precedenti molto più “radiofonico” (passatemi il termine). Vi consiglio un paio di ascolti “Blue Lining with Trenchcoat”: voce incazzosa, urlata e molto energica. Prende bene.
“Mean Street”: sorridente, con una bella cadenza, cambi di tempi e…io non riesco a fare a meno di tenere il tempo con la gamba e schioccare le dita quando la ascolto!
“Crystal”: struggente, malinconica, tesa. Una nenia lunare e lineare scossa solo dal falsetto ABBA’s style di Björn e dalle sue calcolatissime imprecisioni vocali.
Alex Kapranos
In definitiva a me piacciono. Le parole che avete letto sono quindi spiccatamente di parte.
Ascoltateli e fatemi sapere.
Rock on. Ele
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