Ha ancora senso mettersi in marcia per gli Stones?

Per gentile concessione di Alessandro Nutini della Bandabardò (che ringraziamo infinitamente, e aspettiamo di vederlo sul palco del Pistoia Blues il 12 luglio), pubblichiamo un racconto/recensione dell'ultimo live di quei buontemponi dei Rolling Stones in quel di Zurigo. 


Rolling Stones
Zurigo, 1 Giugno 2014

Alessandro Nutini & friends - Foto Elisa Bacherini

Premesso che:

- i concerti negli stadi sono solo una bieca operazione commerciale di artisti (o ex-artisti) senza scrupoli che massimizzano costi e ricavi lucrando sulla qualità e sulla fruibilità dello spettacolo (a meno che qualcuno non creda che megaschermi, megapalchi, megasuoni e megaluci ormai siano e debbano essere tout court "lo" spettacolo);
- vedere un concerto in uno stadio equivale ad assistere ad un rito di massa per il quale si paga profumatamente in cambio – praticamente - della visione di un DVD live: nessun essere senziente si accontenta infatti di vedere dei minuscoli esserini colorati che si agitano a centinaia di metri di distanza e inevitabilmente opterà per gustare le immagini trasmesse dalla regia sugli schermi: è uno schifo. La musica andrebbe suonata in sale della capienza massima di 2-3000 posti. Se avessero il senso dell'umorismo questi signori potrebbero divertirsi a trasmettere sui megaschermi le registrazioni della sera prima, la maggioranza della gente non se ne accorgerebbe. E non è escluso che prima o poi i Muse o similari confessino di averlo fatto, per scherzo, durante questo o quel tour;
- il fatto di aver partecipato ad una sorta di adunanza dal sapore vagamente religioso è COMUNQUE deprimente, se si sono superati i 30 anni;
- anche se siete nel pit, e avete speso ANCORA più soldi, anche se siete addirittura in prima fila...siete comunque ANCORA troppo lontani rispetto a dove dovreste essere; e comunque il gruppo neanche vi vede, perchè ha il fuoco sulla marea di gente che ha di fronte, ed è tarato in modalità "oceano" (e suona di conseguenza). Bleagh.

Certo, il fatto che i Rolling Stones suonino (e suonino così bene) "Worried about you", un pezzo relativamente NON mainstream che su "Tattoo You" mise a nudo in maniera cruda e commovente un momento quantomeno particolare della vita della band e del rapporto tra Mick e Keith, è meritevole di attenzione. Così come il fatto che, orgogliosamente, eseguano pezzi relativamente recenti (come la magnifica "Out of control") con l'evidente intento di rendere a queste canzoni una sorta di meritata dignità (limitando peraltro così, in maniera delicata, ogni eccesso di autocelebrazione che, seppur inevitabile, viene misurato entro i limiti di una gradevolissima decenza: la scaletta NON è stata un semplice "greatest hits").

Ha ancora senso mettersi in marcia per gli Stones? Quante volte abbiamo sentito questo ritornello. La risposta sinceramente è sempre la stessa, ed è un'altra domanda. Cosa cerchi, fratello? Cerchi una band che dopo tutti questi anni infarcisca ancora i propri concerti con "spigolature", che qualcuno potrebbe chiamare anche "errori", forse proprio per dimostrare che in questo particolare caso decisamente NON si potrebbe trasmettere il video della sera prima? Perfino un ex-impeccabile come Darryl Jones, uno cresciuto alla corte di Miles Davis, in ossequio all'antico adagio "chi va con lo zoppo etc etc" da quando li frequenta suona ormai "scassone" come un teenager ubriaco. Cerchi una band che ancora non abbia chiaramente deciso le strutture di canzoni che esegue, allo scopo di provocare (e li provoca) disastri e/o irripetibili meraviglie proprio in virtù della tensione provocata dall'incertezza del futuro accordo? "E adesso dove andiamo? E COME ci andiamo?" Perchè questa band, tra le altre cose, suona con una quantità di dinamica assolutamente non contemplata dal rock contemporaneo (che infatti generalmente è più palloso di me che parlo di musica), soprattutto grazie al trio Watts-Wood-Richard (ma, a seguire, anche agli altri). Tra questi "altri", peraltro, in questo tour possiamo vedere on stage per un paio di pezzi quel Mick Taylor che impreziosì i loro dischi aurei, cosa da non trascurare. Midnight Rambler con tre chitarre, niente male.

Niente Male? Fantastica. Cresci? No, calo. Io intanto accellero... Poi? Sgraaang! Crash! Riparti! Senti come cresce...vai, ancora! E così via... Aspetta...l'armonica! In effetti, davvero, gli Stones suonano sempre più o meno come se fossero in un club da cento persone. Chi racconta dei loro spettacoli facendo riferimento a "Jagger che corre", "le luci", "la passarella" semplicemente non ha ascoltato, oppure ha guardato più il dito che la luna. Perchè Jagger più che altro canta da Dio e comunque in generale questi ragazzi (?!?) suonano ancora nell'unica maniera in cui il rock andrebbe suonato: rotolando.

E Keith? Keith passa, nel concerto ma anche nel corso della stessa canzone, da momenti di preoccupante assenza ad altri di furiosa presenza: se un alieno ieri sera avesse notato il suo "c'mooon!" mentre aggrediva la Telecaster sul secondo riff di "Jumpin' Jack Flash" avrebbe sicuramente fatto rapporto riguardo l'impossibilità di conquistare la Terra: troppo forti questi umani (al tempo stesso se avesse assistito all'esecuzione di "Can't be seen" adesso avremmo probabilmente migliaia di esserini verdi e pelosi che ci scorrazzano tra i piedi, intenti a sbronzarsi di benzina e ruttando fiamme, o robe così...). Commovente "You got the silver", comunque teniamocelo stretto finchè possiamo.

Insomma, che stavo dicendo? Ah sì. La musica negli stadi è una merda, ma se si tratta dei Rolling Stones... potete anche fare un'eccezione. Perfino (oddio, che sto per dire...) a Roma, in una delle location a mio avviso peggiori dell'universo.
Anche secondo l'alieno.

Alessandro Nutini





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