SVEN VATH IN THE PARK 2011




L'evento culmine dell'estate del Tinì di Cecina è un esempio o forse un'eccezione che dimostra che anche una discoteca (italiana) può catapultarti nel sogno. Come? Con grande musica e atmosfera.
Il club è all'aperto, con giardinetti, specchi d'acqua e ponti in legno e con un design coinvolgente che sembra dirti: festa!
Sven Vath suona dieci ore filate: dalle sei e mezzo del pomeriggio fino oltre le quattro e mezzo del mattino. E' un occasione che si ripete di rado nel corso di un anno, come conferma lui stesso nel suo saluto e ringraziamento finale. E ciò che accade di rado è solitamente qualcosa di più del lavoro, molto più di un contratto. E' un'esibizione, un circo: è stato uno sfoggio techno.
Così, per quelle dieci ore una ragnatela invisibile,
ma ben udibile, ha incollato mille persone stridenti in pista, altrettante dondolanti sui bordi d'acqua, accanto ai ciuffi di piante esotiche, sui pontili rigidi, inverosimilmente oscillanti alle spinte della gente danzante, alle onde di pulviscolo elettronico.
C'è stato spazio per dischi nuovi e per dischi classici come "Komm", "Jaguar" e "After love", spazio per viaggiare con la mente, per far esultare l'energia scalpitante nelle piante dei piedi, spazio per sorridere nell'intimo sentendo come una particolare sinfonia sintetica si adattasse al tuo anelare, come fosse il pezzo di puzzle contiguo al tuo cuore.
Ballando, ho avuto una visione. Mi è sembrato di vedere nel set del dj tedesco la gioia e la serietà di uno di quei disegni che usano fare i bambini nel rappresentare un paesaggio montano. C'erano grandi montagne dalle pendici marroni di solida roccia techno, che finivano aguzze, innevate di ruvidi e bianchi suoni alti e da dove si poteva farsi emozionare dalle eccezionali albe sintetiche, perchè no? sotto un nevischio riverberato. In certi momenti dolci vallecole techouse, contornate di brevi suoni di margherita, ospitavano laghetti, dove casse impertinenti facevano saltare l'acqua, bassi dannatamente e incredibilmente senza fine la increspavano. E pompose nuvole bianche: gonfi contrasti musicali.
Certo che il dipinto sarebbe venuto a contorni sfumati se non fosse stato per un impianto capace di disegnare una musica dai tratti netti e lucenti; l'unica pecca è stata la mancanza di casse direzionate verso il parco perimetrale alla pista, cosicchè l'unica possibilità di godersi la sinfonia extraterrestre era accalcarsi in pista.
Scusate.....forse il quadro non è molto chiaro, ma vi assicuro era dannatamente figo.

Andrea Nocentini

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