Ade-Amsterdam Dance Event
ADE-Amsterdam Dance Event
L’evento si è tenuto il 20, 21, 22, 23 ottobre e, in sostanza, è una convention dei più importanti esponenti del settore della musica elettronica. Nei pomeriggi gli artisti si riuniscono per dar conferenze, scambiarsi opinioni, novità, tecnologie, poi la notte suonano ciò di cui parlano durante il giorno….e si capisce che, quando i galli sono tanti nel pollaio e il pollaio in questione è Amsterdam, voglion tutti sfoggiare la propria cresta a suon di 4/4.
Avviene così che per quattro notti ogni club, centro artistico e capanno industriale della nordica, stravagante capitale ne accoglie qualcuno, a gruppi di tre o quattro o, per le feste più grandi, anche di dieci. Come accade il mercoledì sera al Melkweg, centro artistico appena dietro Leidseplein, dove mi bagno di techno detroit, seguendo lives e dj sets, uno dopo l’altro. Alle dieci apre la serata il massimo esponente attuale di tale ramo della techno, mr. Carl Craig, che, generosamente, lascia i momenti più vivi della console a due dei suoi discepoli, Al Ester e Kyle Hall, ottimo e scatenato il primo, deep e undergroundentemente (concedetemi il neologismo) ingarbugliato il secondo. Dopodichè tocca alla prestazione live di Juan Atkins, formidabilmente ballabile e al dj set di Kenny Larkin, il quale uomo si permette di passare dei dischi da cardiopalma, non ultimo lo storico remix di Carl Craig di “Falling up”. A chiudere la serata, nella sala grande dove in precedenza hanno suonato Greg Gow, Stacey Pullen e Kevin Saunderson, mi ballo la ragionata schizofrenia di Derrick May, che chiude il set aprendoci “The Bridge (Late night grand river mix)” by Greg Gow, uno di quei dischi che, come la torta a fine banchetto, riesci a gustarti pur avendo lo stomaco pieno.
Più che dei semplici mixaggi: un documentario su Detroit.
Più che dei semplici mixaggi: un documentario su Detroit.
Il giorno seguente, giovedì, alle cinque e mezza
mi trovo, dopo essermi snodato passeggiando per l’intrico dei canali, all’ingresso di un negozio di abbigliamento, non per far shopping ma per la festa pomeridiana della Bpitch Control, l’etichetta discografica di Ellen Allien. Nessuna fila per entrare: sembra che un buon impianto, guidato dalla reginetta berlinese, in una bizzarra location, nel pomeriggio olandese di Amsterdam non sia così attraentemente fuori dal comune. Comunque: Red Bull gratuite, commessi in festa, niente calca, suona Sascha Funke, suona Ellen Allien, ad ogni nuovo disco sale la tensione, mi libro, ogni battito di cassa, di più, laddove nel negozio c’era aria adesso ci sono scintille. Alle sette, fine. Da lì un passaggio in ostello, una comoda cena per riacquisire le dovute forze e alle undici sono allo Westerunie, una sala concerti allestita in un edificio che mantiene il carattere industriale, con ferraglia di ogni genere e muri a mattoni. Tra i vapori della sala e i nitidi ruggiti dell’impianto mi ballo il live di Martin Buttrich e il set di Loco Dice, scalpitanti, con le luci LED che compongono geometrie extraterrestri alle loro spalle…fino alle sei del mattino.
mi trovo, dopo essermi snodato passeggiando per l’intrico dei canali, all’ingresso di un negozio di abbigliamento, non per far shopping ma per la festa pomeridiana della Bpitch Control, l’etichetta discografica di Ellen Allien. Nessuna fila per entrare: sembra che un buon impianto, guidato dalla reginetta berlinese, in una bizzarra location, nel pomeriggio olandese di Amsterdam non sia così attraentemente fuori dal comune. Comunque: Red Bull gratuite, commessi in festa, niente calca, suona Sascha Funke, suona Ellen Allien, ad ogni nuovo disco sale la tensione, mi libro, ogni battito di cassa, di più, laddove nel negozio c’era aria adesso ci sono scintille. Alle sette, fine. Da lì un passaggio in ostello, una comoda cena per riacquisire le dovute forze e alle undici sono allo Westerunie, una sala concerti allestita in un edificio che mantiene il carattere industriale, con ferraglia di ogni genere e muri a mattoni. Tra i vapori della sala e i nitidi ruggiti dell’impianto mi ballo il live di Martin Buttrich e il set di Loco Dice, scalpitanti, con le luci LED che compongono geometrie extraterrestri alle loro spalle…fino alle sei del mattino.
Questo festare, questo far musica si protrae fino alla domenica mattina quando sfumano gli ultimi dischi degli after parties.
E’ un festival questo dove non si respirano le atmosfere dei grandi palchi e delle folle oceaniche ma dove si ha la possibilità di gustarsi nel termine di pochi giorni tanta bella musica sparsa a giro per tutta la città, che fa tremolare le acque sotto ogni ponte, di ogni canale. C’è da dir poi che è un ottimo pretesto per conoscere meglio la fantastica capitale che è Amsterdam, un posto spesso stereotipato come la città dove si pagano delle prostitute nell’inconsapevole ilarità drogata. Non è così! Amsterdam è un quieto porto franco di civiltà che ha qualcosa da insegnare per la sua semplicità, ecologia, cultura: il più alto rapporto persone/alberi per superficie quadrata d’Europa, un tran-tran di biciclette, punteggiata di gallerie d’arte, inversamente proporzionale alla moda fashion. E’ un luogo dell’equilibrio, che mostra il lato angelico, ma anche quello demoniaco, forte dei suoi meccanismi interni, è come vorrei essere: fresco, umano, stravagante.
Andrea Nocentini
Kenny Larkin plays "Falling up (Carl Craig remix)" @ Melkweg, Amsterdam
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