Rock light dust star - Jamiroquai
Da assidua frequentatrice di concerti rock son sempre stata abituata a vedere palchi animati da 4, 5, massimo 6 musicisti ma questa volta…wow, quanta gente!
11 elementi: batteria, chitarra, basso, tastiera, 3 fiati, 3 coriste e nel mezzo lui, un ragazzo di 40 anni avvolto da un poncho frangiato di fantasia peruviana condito da uno stilosissimo cappello…in un’unica parola J.Kay.
Il Mandela Forum è al completo (punto a sfavore: un concerto di domenica non si può fare, per principio!), i prezzi dei biglietti in fondo sono stati abbordabili.
E comunque l’ultimo album è stato degno d nota.
Il palco è spaziale, nel vero senso della parola: è sovrastato da pianeti giganti danzanti, circondati da led coloratissimi e contornati da immagini dinamiche in continua alternanza a seconda del pezzo.
E poi c’è lui, J.K, un’esplosione di ritmo ed energia: ci ha fatto saltare e ballare come matti, perché, mettetela come volete, ma quando il giro di basso si fa insistente e spiana la strada al funk, tu non puoi stare fermo,è una legge fisica.
Due ore (scarse) di live: pezzi nuovi e pezzi storici: da Cosmic Girl a Space Cowboy, passando per Deeper Underground, You give me Something e Little L. Le nuove Rock light dust star, Blue skies, Lifeline , Goodbye to My Dancer le più orecchiabili, le più danzabili, nessuna smentita, solo certezze.
E’ stata una bella esibizione, carismatica, energica, musicalmente, vocalmente e coreograficamente ineccepibile.
Funk On _ Ele
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