The Tallest Man on Earth @ Circolo Magnolia, Idroscalo di Milano
Mercoledì
4 Dicembre.
Ore 21.
Su una Milano ghiacciata cala la solita nebbia e fuori dal
Circolo Magnolia la fila è più lunga di quanto ci si potesse aspettare. Appena
un anno fa The Tallest Man on Earth
suonò a Brescia, davanti a 50 persone, per la maggior parte ultratrentenni, in
una minuscola sala settecentesca del Teatro Grande. Ma del tempo è passato, le
voci si sono sparse e Spotify ci ha
messo del suo: oggi Kristian Matsson
suona davanti ad un tendone pieno di giovani, volti nuovi anche per chi è
solito ritrovare “sempre gli stessi” a questo tipo di appuntamenti.
Ore 22
passate: sale sul palco Daniel Norgren
(a cui il nostro, che con lui condivide nazionalità e età, dedicherà Burden of Tomorrow) con il socio Anders Grahn; con chitarra e
contrabbasso per una buona mezz’ora tengono il pubblico coi piedi bene a terra.
Ore 23, bisogna invece sollevarsi sulle punte: il palco bassissimo non aiuta,
quando si cerca di guardare un uomo alto meno di 1 metro e 60. T-shirt e
chitarra (anzi chitarre, dato il numero di cambi di strumento in poco più di
un’ora), senza avere album da presentare, The Tallest sfodera il repertorio: da
1904 a The Wild Hunt, The Gardner,
Revelation Blues.
Nonostante la
pessima acustica data dalla location non ottimale, la serata ha dell’incredibile;
lui balla, batte i piedi, riempie le canzoni di variazioni sul tema che fanno
impazzire i fan di vecchia data come i nuovi, fino ad arrivare inforcare la
chitarra per un’ultima canzone che “non so se mi ricordo bene come fa”:
pubblico in estasi, The Dreamer
risuona nel tendone.
L’atmosfera è viva, il pubblico a stento sta fermo e Kristian
sembra sentirsi anno dopo anno sempre più a suo agio tra la gente, trattenendosi
in dediche e racconti. Eppure, dice, questo è il penultimo concerto prima di
una breve pausa; ma al dissenso delle folle sorride e “it’s for a good cause”.
Si sente profumo di quarto album, insomma. Un uomo e la sua chitarra, cosa si
può volere di più?
Elisa Zocchi

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