Editors – Alcatraz Milano, 10.10.2013
Alcatraz, Milano, pochi minuti dopo le 21: sold out.
Intensità esecutiva raffinatamente amalgamata ad una
nitidezza vocale ai confini dell’incisione vinilica, di quelle però ricche di
emozionalità e trasporto collettivo, zero asetticità e banalità.
Non era la prima volta che partecipavo ad un live degli
Editors; erano passati molti anni però, tre dischi e qualche capello bianco in
più dall'ultima volta.
Sapevo comunque che non ne sarei rimasta minimamente delusa;
l’ultimo album, The Weight of your Love, uscito lo scorso luglio, è un mix di
sonorità cupe, ai confini dell’elettronica Depechemodiana per certi tratti e a
quelli del rock intenso, neo wave, di Simple Minds e Joy Division.
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| Setlist - live |
I gruppi che ho appena citato son ricorsi spesso nelle
ultime reviews del gruppo albionico; si rimprovera loro infatti di scopiazzare
qua e la mood e sound dei loro cugini più grandi. Influenze, senza dubbio.
Il
risultato è comunque sorprendentemente completo ed estasiante.
Due ore abbondanti di esibizione ininterrotta; sul palco, tra l'altro, la formazione è nuova. La separazione con il chitarrista Chris Urbanowicz ha portato on stage Justin Lockey alle sei corde.
Si
ripercorrono i brani dei loro album precedenti, alternati a pezzi recenti. Tom
Smith non si risparmia, la sua presenza scenica è ammaliante: salta in piedi
sul pianoforte, si alterna tra chitarra e tastiera, il tutto mantenendo una
vocalità potente e raffinata.
Mani al cielo e corde vocali spiegate su pezzi come Munich,
Smoking outside the hospital doors, The racing rats, per citarne qualcuna.
Completo silenzio da rapimento estetico sulla versione acustica, voce e chitarra, di
The phone book, così come per le dark ballads Nothing ed Honesty.
Seguo gli Editors ormai da anni e mi son sempre chiesta il
motivo per cui, nonostante il discreto successo ottenuto con i vari album,
rimangono comunque un gruppo minore, un gruppo all’ombra dei nomi campeggianti in
grassetto e caratteri cubitali sulle line up dei festival più importanti d’Europa.
Intensità, trasporto, umiltà e completezza musicale mi
sembrano dei ragionevoli motivi per continuare ad ascoltarli, naturalmente con
braccia al cielo, cuore aperto ed un ringraziamento a quei gruppi sopracitati
che li han influenzati nella miglior maniera possibile.
Elena Panchetti


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