30 anni da “Siberia” - Intervista a Federico Fiumani – Diaframma @Festa della Birra 2013 – Sieci ( FI)

In una serata di inizio autunno, in occasione della quinta festa della birra e dello stinco delle Sieci (FI) , abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Federico Fiumani, leader dei Diaframma, il longevissimo gruppo Fiorentino  che calca i palchi italiani dagli inizi degli anni 80 e che meglio rappresenta  la scena  post punk e new wave del nostro paese.

In occasione della ristampa di Siberia, album del 1984, giudicato dalla rivista Rolling Stone al 7° posto tra gli album italiani più belli di sempre, abbiamo sottoposto a Federico Fiumani alcune domande sullo stesso disco, sul panorama musicale attuale, sul rock’n’roll e sul cantautorato in genere.


Tra Siberia e Niente di Serio sono passati più o meno trentanni, periodo in cui i Diaframma sono comunque cambiati. Perchè la scelta di ripresentare proprio oggi questo disco.
Beh, è un buon pretesto per festeggiare i suoi trentanni; vanno un po’ di moda le ricorrenze ed i festeggiamenti, ci son stati diversi dischi che son stati rifesteggiati in questo modo. Siberia è un disco che negli anni è stato riscoperto da varie generazioni, ed è sempre stato descritto dalle riviste di settore in termini lusinghieri. La ristampa sembrava quindi il modo giusto per festeggiarlo, complice anche la riscoperta del vinile. E’ stato un modo per rinverdire un po’ i fasti di un’epoca comunque gloriosa, quella degli anni 80 fiorentini.

Come è stato possibile dare un impulso simile alla scena musicale degli anni 80; c’era appena stata l’ondata del punk che aveva di fatto portato una sorta di democratizzazione della musica in cui non era più importante avere una tecnica mostruosa e la musica era più accessibile per tutti. C’è dell’altro però?
Il punk in effetti ha azzerato un po’ tutto, ed ha fatto ritornare il rock’n’roll alle origini, cioè con una carica avversiva molto forte, dove quello che contava era esprimersi e la propria attitudine. Noi siamo venuti diversi anni dopo, almeno cinque, quando il punk ormai si era trasformato in post punk, sulla scia dei Joy Division e di tanti altri, che poi sono quelli che più di altri ci hanno influenzato. Stiamo parlando di punk che si tingeva di esistenzialismo, non era quindi più soltanto una musica incazzata ma una musica che si proponeva di avere dei contenuti, ti prendeva l’anima oltre che il corpo. Noi ci siamo inseriti quindi nel quadro del post punk, più che del punk, anche per una questione di età.


I Diaframma col tempo sono cambiati; è rimasta però una costante, ovvero la cura dei testi ed un’ispirazione altamente letteraria. Oggi si sta un po’ riscoprendo una vena cantautorale nel rock; sei d’accordo? C’è qualcosa della musica attuale che ti piace e che vuoi segnalare?
Ci sono molti gruppi e cantautori oggi che danno molta importanza ai testi; io prediligo comunque la musica che trasmette un certo entusiasmo. Chi si sofferma troppo sull'aspetto letterario mi piace fino ad un certo punto. La musica è comunque fatta per divertirsi, e per questo mi piacciono molto di più i gruppi rock’n’roll; forse invecchiando si torna un po’ bambini ed ecco che mi piacciono di più i gruppi “casinari”, quelli punk rock,  ritornando alla mia prima passione.

Federico Fiumani non solo musicista e cantante ma anche paroliere: come nasce una canzone?
Con l’ispirazione, magari con una bella ragazza che ti piace e che ti ispira.

Abbiamo parlato prima della celebrazione di Siberia; al di là delle ricorrenze, il nuovo disco?
Il nuovo disco esce il 16 novembre, s’intitola “ Preso nel Vortice”, sono 14 pezzi nuovi con alcune interessanti collaborazioni: Enrico Gabrielli, Giancluca De Rubertis ed ho chiamato a cantare anche due vecchi amici degli anni 80, il cantante dei Neon, Marcello Michelotti, ed il cantante dei Pankow,  Alex Spalck.  Aggiungici anche che un pezzo è dedicato a Piero Pelù così si chiude anche un cerchio.

A proposito di quegli anni li e dei rapporti buoni con alcuni e meno buoni con altri; abbiamo letto spesso che i tuoi rapporti con Pelù e Miro non son rimasti buoni negli anni, perchè?
Con Piero nessun problema a livello personale; magari posso trovare discutibile la sua musica, ma niente a livello personale.
Con Miro un po’ di problemi personali ci son stati; in occasione del trentennale di Siberia gli avevo chiesto di fare un tour celebrativo del disco. Lui ha messo di mezzo l’ufficio stampa, ed a me è sembrata una cosa gratuita ed inelegante, perchè in fondo siamo stati amici per la pelle per tanti anni e mi sembrava sciocco dover trattare con lui tramite un ufficio stampa. La cosa quindi non si è fatta alla fine.

Intenzioni per il futuro? Girare tanto?
Girare sicuramente, il tanto non lo so. Pianificare per un gruppo come noi è un po’ impossibile; non ci muoviamo con un tour già organizzato. Abbiamo una decina di date fissate nelle città più importanti; tutto però è collegato all'andamento del disco, a come mi sentirò io all'uscita del disco stesso, e vedere quale risposta avrà. Considera che lo scorso anno abbiamo fatto 120 concerti, tantissimi, quindi se magari questa volta ne facciamo meno va bene lo stesso.

Che musica ascolti?
Mi piace molto un gruppo inglese anni 90, i Teenage Fan Club, poi i super classici. Velvet Underground, Beatles, Rolling Stones.

Collaborazioni che vorresti fare o che avresti voluto fare.
Nel disco nuovo suonare con Michelotti e Spalck sono, nel mio piccolo, due sogni che si avverano; sono musicisti che ho sempre ammirato molto. Quando avevo 20 anni per orgoglio non lo avrei mai chiesto loro, a 50 invece sono molto contento di averlo fatto. Poi i mostri sacri tipo Paolo Conte meglio lasciarli fare, non avrebbe senso.


Elena Panchetti - Daniele Pasquini



           
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