Della quantità di persone che animano un concerto te ne accorgi principalmente solo alla fine - I-DAY 2011


Della quantità di persone che animano un concerto te ne accorgi principalmente solo alla fine quando, stremata da ore di grida entusiaste e balli sincopati, all’improvviso tutto è illuminato dalle luci dei riflettori…e tu ti ritrovi stanco, pallido ed improvvisamente circondato solo da un tappeto di bicchieri di plastica, lattine e bottiglie…cazzo quanto abbiamo bevuto stasera.
Lo scenario è quello dell’Arena Parco Nord di Bologna, l’occasione è l’I – DAY 2011, protagonisti in successione di esibizione sono: Heikes Has The Giggles, Morning Parade, The Wombats, White Lies, Kasabian, and Artic Monkeys.
Insomma, l’agglomerato Indi per eccellenza; l’apoteosi del Brit rock che fa impazzire chi ha i miei stessi gusti.
E’ fottutamente caldo oggi a Bologna, l’umidità te la senti sotto la pelle.
Arriviamo in Arena alle 16.30 circa, giusto in tempo per i Wombats
( eh si, chiedo venia, come reporter sono pessima, mi sono persa i primi due gruppi, le giovani promesse che, a quel che se ne dice, promettono molto bene).
Aniway, sul palco adesso ci sono i Wombats ; per chi non li conoscesse si tratta di tre ragazzi di Liverpool che l’anno scorso hanno avuto un bel po’ di riscontri con la loro hit elettro-pop Tokyo (Vampires & Wolves). Tanti cori, un po’ di synt ed una buona dose di post pank inglese…ci fanno ballare e divertire.
Qualche minuto di pausa ed ecco sul palco gli Edit… ops, i White Lies. Scusate il lapsus ma la somiglianza tra i due gruppi, a tratti, è davvero imbarazzante (look and attitude del front man inclusi!)
Aprono le fila con Farewell To The Fairground e Strangers il pezzo prende, ricordo che la prima volta che l’ho sentito in radio mi rimase in testa, e così è stato anche live.
Le sonorità sono cupe, noir, accentuate dalla tonalità vocale di Harry McVeigh, profonda, grave, accompagnata da sprazzi di pseudo elettronica. Si susseguono brani come A Place To Hide, The Price Of Love, Death  e Unfinished Business…la più cantata e riconosciuta è To lose My Life, singolo di grande successo radiofonico e non della scorsa stagione. Intenso.
I ragazzi sono bravi però, anche se qualcuno potrà essere in disaccordo, a me danno un senso di già ascoltato, di già noto, un dejà vu per così dire.

Sono le 20.00 a Bologna; giusto in tempo per un drink ( circa 40 minuti di coda al bar, damn!) ed ecco on stage Tom, Sergio & C., alias Kasabian.
Per me non era la prima volta live; Tom si presenta con un paio di occhiali da sole dalla montatura bianca in tinta con la sua striminzita giacca di jeans chiaro. Sergio Pizzorno, alla chitarra, è più volte acclamato a gran voce dal suo compagno di band, gasato e entusiasta delle evidenti inclinazioni “Italofone” del nome. Si parte in grande stile con Club Foot, ormai una garanzia per chi i Kasabian li ascolta da un po’.Seguono: Where Did All The Love, Shoot The Runner che infiamma ancor di più l’arena, così come il nuovo ultimo singolo tratto dall’omonimo album: Velociraptor, da ballare e saltare in pieno entusiasmo. Repentino, sincopato e molto orecchiabile.
In scaletta ci sono anche Underdog, Epire, Fire, L.S.F. ( un’istituzione) ed una versione scoppiettante di Fast Fuse, fusa appunto sul finale con il ritornello più famoso di Pulp Fiction in un turbinio di trombe e chitarra.
Davvero divertenti i Kasabian; sono dei grandissimi trascinatori, il palco lo vivono, lo rendono vivo, in ogni suo spazio. Unica pecca, l’audio, soprattutto della voce, veramente troppo basso a livello di volume rispetto al resto degli strumenti…soprattutto a lato degli amplificatori, ma non solo.

Sono le 21.30, giusto in tempo per riposarsi una mezz’oretta and welcome on board The ARTIC MONKEYS. Li aspettavo da mesi, da quando per la prima volta ho ascoltato SUCK IT AND SEE, il loro ultimo album; veramente un bel progetto: pezzi come Thunderstorm, Brick by Brick, Sha La La ed il primo estratto Donn’t Sit Down cos I moved your chair ti rimangono in testa grazie a sonorità ricercate e affascinanti.
Sono in 4 sul palco: Alex Turner voce e chitarra, Nick O’Malley al basso , Jamie Cook alla chitarra e Matt Helders alla batteria, fottutamente laccata e dannatamente english flaggata.
Il live si apre con Library Pictures, ed in successione, senza il tempo di respirare Brianstorm, This House Is A Circus, Still Take You Home. Balliamo, cantiamo, ci emozioniamo. I ragazzi ci sanno veramente fare, in un ossimoro di pacata tranquillità scandita da ritmi incalzanti.
Urla con Crying Lighting , forse il loro brano più conosciuto; grandi ed impeccabili in Florescence Adolescence. Le scimmie artiche dal vivo sono impeccabili, precisi, puliti…ah, dimenticavo: nuovo grande look per Alex Turner che ci sfoggia un taglio di capelli con “ciuffo banana” rockabilly degno di Fonzy & C.

Sono le 23.30 quando le luci si accendono…il defluire del pubblico me lo godo insieme ai miei brit compagni di viaggio dalla collinetta erbosa che circonda il palco sotto un gigantesco cielo stellato di fine estate…che comunque fa sempre tanto rock!

Indi_on. Ele
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