Ben Harper, Play Art Arezzo (2 collaborazioni)

un'altra importantissima collaborazione della ormai fedellissima Panka che ormai ci vizia con grande stile.... -grazias-
.blueswriters.


Ben Harper, Play Art Festival AREZZO

25 luglio 2008

«Polarizzazione degli estremi», Ben Harper la chiama così e direi che come definizione calca perfettamente l’aria che si respira durante una sua performance.

E’ una calda, afosa direi, serata di fine luglio. Un palc

o essenziale, molto vintage-rock’n’roll direi.

Tanti strumenti sopra, e voglio sottolineare la parola “strumenti” nella sua eccezione più classica, vintage r’n’r direi ancora una volta. Siamo nel parco della fortezza di Arezzo.

L’attesa è breve, Ben non si fa aspettare troppo.

I bonghi iniziano a suonare, segue il rullante del drummer e via con la magia dello slide!

Due ore ed un po’ (si, avete capito bene!)di grinta, di cuore, di stile, di tecnica, di voce e di passione.

Pezzi vecchi e pezzi pseudo nuovi; gli innocent criminals seguono il passo alla perfezione.

Così tanti abbracci ed accendini su “lifeline”, una marea di pugni alzati su “better way”,

applausi su “excuse me mr”…


Perché alla fine non c’è un momento “giusto” per ascoltare Ben Harper. Può scrollarti in una sera come tante e accompagnarti la mattina di un tuo esame. Può farti sognare, ballare, gridare e, a volte, piangere. O può, semplicemente, piacerti. Dice, Ben Harper, che prima o poi a chiunque capiterà di ascoltare e apprezzare una sua canzone. Perché queste canzoni, parlano con linguaggio semplice, lasciandosi vestire dai mille suoni che gli Innocent Criminal riescono a produrre.

Con una weissenborn sulle ginocchia e un microfono davanti, ti indica soltanto che “bisogna credere in una strada migliore”. Ci troviamo così, ancora una volta a sgranare gli occhi sull’ennesimo assolo di slide in cui incontriamo con piacere quello slancio, deciso e fragile insieme, con cui vengono raggiunte e risolte le note: un allungarsi soffice e, oramai, inconfondibile.

Così, la stessa voce che un momento prima ci aiutava a dondolarci, con calore, sulla nostra altalena fatta di note, ora scuote con più forza schioccandoci le dita proprio di fronte agli occhi: una scossa non da poco, a tratti stridente e straziante. Sembrerebbe un gran paradosso, ma è una voce che sa quando vuole farsi sentire. Perché di questo abbiamo bisogno: di storcere il naso, di indignarci. Di credere che ci sia un modo migliore di fare le cose.

“…I believe in a better way…”

ELENA PANCHETTI




ANCORA PLAY- AREZZO VISTO DA VALE MADIAI,
grazie tante della collaborazione, grazie per aver condiviso le tue sensazioni con noi .blueswriters.



"Scendo dalla moto e guardo l'ora....le 19:30
stremata dallo scomodo viaggio come passeggera di un Ducati Monster 1000 e folgorata dalla scarica adrenalinica che mi aveva colto per tutto il viaggio, arrivo al parco della fortezza medicea.... trovo il palco gremito di strumenti e una postazione centrale riccamente addobbata: chitarre, tre didgeridoo, tamburi, piatti, armoniche e ogni sorta di strumento......
Si accendono le luci, ed ecco avvicinarsi Xavier Rudd, artista a me sconosciuto, che dopo un reverenziale e religioso inchino si sistema tra i suoi strumenti e da vita ad uno spettacolo sensazionale, mai visto prima.....ritmi tribali ricchi di passione e spiritualità.

Artista trascinante e assolutamente originale, ipnotico e ammaliante questo australiano ecologista, dalla spiccata sensibilità, amante del surf,e delle sue origini aborigene che fa del contatto con la natura la sua forza motrice.

Il risultato è stupefacente e suggestivo...
alcune volte nella vita ci sono sorprese... Xavier è una di queste!

Per non parlare del sublime Ben Harper che come sempre ci regala momenti di vera gioia e sagge parole.... da ascoltare col cuore spalancato!!!

da Valentina Madiai

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